Valichi: intervista de La Provincia di Como

Valichi: intervista de La Provincia di Como

Marco Palumbo | 11/06/2019

Pubblicato in La Provincia di Como

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Come giudica la vicenda Maslianico? Gli italiani puntano il dito contro il Ticino ma poi chiudono Maslianico.

Il tema è tornato di strettissima attualità dopo gli assalti ai bancomat con l’esplosivo. La richiesta di chiudere i valichi secondari durante la notte è stata sperimentata per sei mesi, ma a detta del Consiglio federale non c’erano i presupposti per continuarla per la poca influenza sul tasso di criminalità e per non rovinare i rapporti con l’Italia. Fatto sta che a Maslianico, valico da parecchi anni chiuso durante le ore notturne, è stato deciso di anticipare la chiusura di un’ora senza avvisare le competenti autorità elvetiche. Ora l’Agenzia delle Dogane è tornata sui suoi passi a seguito delle proteste dei frontalieri, e dal primo luglio il valico tornerà a essere aperto fino alle 21. Quello che non ci va giù è che in Italia si decide e applica quello che si vuole, mentre in Svizzera non si vogliono rovinare dei presunti rapporti che non sembrano interessate molto l’Italia.

Cosa può accadere dopo il voto del Consiglio degli Stati?

La mozione con la richiesta di chiusura notturna dei valichi è ancora valevole. Il Ticino vuole più sicurezza e non si accontenta della posa di barriere da abbassare in caso di necessità e della videosorveglianza. Ne sono prova la risoluzione presentata dai deputati leghisti al Gran Consiglio e la mozione dei deputati del ppd. Entrambe chiedono al Consiglio di Stato di attivarsi con la Confederazione per riprendere in considerazione la mia mozione. A giorni presenterò a mia volta una domanda al Consiglio federale per capire quelli saranno i prossimi passi dopo la decisione degli Stati. La speranza è ovviamente quella di rivedere i valichi chiusi durante la notte.

Va bene chiudere le dogane alle 20 o alle 21 come Maslianico?

Il nostro obiettivo è e resta quello di una chiusura notturna completa.

Esiste il problema della criminalità transfrontaliera oppure è solo politica?

Il problema esiste, eccome. Basta guardare i luoghi sensibili presi di mira: siano essi distributori di benzina, abitazioni o gli stessi bancomat assaltati negli ultimi mesi. sono sempre attaccati al confine e nei pressi di valichi doganali secondari e incustoditi: facile per questi criminali abbandonare il nostro territorio e tornare indisturbati in Italia. Fortunatamente non fanno i conti con la bravura degli inquirenti e con lo scambio di informazioni tra Svizzera e Italia che permette la loro identificazione e il conseguente arresto e la successiva estradizione.

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