Officine: perché dico NO

Officine: perché dico NO

Roberta Pantani | 08/05/2019

Pubblicato in Corriere del Ticino

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‘Giù le mani dalle Officine’ è un’iniziativa che ha fatto il suo tempo. Le pagine di storia scritte dallo stabilimento di Bellinzona non verranno cancellate., ma il momento di voltare pagina e di passare all’Officina 2.0, trasferendo l’attività nel nuovo stabilimento industriale che sarà operativo a Castione dal 2026, è arrivato e non possiamo più aspettare.

Cantone, Città di Bellinzona e FFS lo hanno messo nero su bianco nel dicembre 2017, orientandosi verso la realizzazione di un nuovo polo industriale nel Bellinzonese. Una soluzione che permette di garantire a lungo termine la presenza di un importante stabilimento FFS d’avanguardia, il più moderno in Europa, grazie alla possibilità di svolgere un ampio ventaglio di lavori. Parallelamente, sull’area oggi occupata dalle Officine, verrà insediato un parco tecnologico che richiamerà a Bellinzona aziende con posti di lavoro ad alto valore aggiunto, scuole, istituti e garantirà una riqualifica urbana completa.

Quello dei posti di lavoro è un tema che sta animando la campagna. È quindi opportuna un po’ di chiarezza. Oggi le Officine impiegano circa 400 persone. Sin da subito le FFS hanno chiarito che non ci saranno licenziamenti e che i posti di lavoro – ma si tratta di una cifra minima che potrà aumentare – a lungo termine saranno 200-230. Ricordiamoci che l’orizzonte è quello del 2026: le partenze saranno dovute a pensionamenti e mancate sostituzioni. È chiaro che una nuova industria necessita di personale non necessariamente di numero inferiore, ma diverso, per cui ci saranno altre formazioni, necessarie per garantire il funzionamento di un’Officina 2.0 e non legata all’idea di oggi.

Quella prevista a Castione sarà, come detto, la struttura più moderna per la manutenzione ferroviaria in Europa. Sotto le mani degli operai passeranno i Flirt (i treni Tilo, quindi i nostri regionali), i Giruno (gli elettrotreni più moderni della flotta FFS che attraverseranno le Alpi) e gli ETR610 (cioè i convogli che collegano la Svizzera all’Europa). Avere una struttura così all’avanguardia sul nostro territorio, unita alle sinergie che nasceranno grazie al parco tecnologico, potrebbe avvicinare anche nuovi clienti e quindi portare a un aumento dei posti di lavoro.

Le attuali Officine non permettono più questo genere di interventi. I treni non riescono ad accedervi per una questione di lunghezza (anche le principali stazioni del Cantone sono state adattate per accogliere composizioni più lunghe) che ne impedisce i movimenti al suo interno. Per questo motivo la manutenzione pesante dei Flirt (i lavori di revisione che richiedono più tempo e una maggiore specializzazione) avviene già oggi oltre Gottardo. Il potenziamento dell’attività industriale di produzione, manutenzione, ricerca e sviluppo nell’attuale stabilimento, così come richiesto dall’iniziativa, non è attuabile. Anche il ventilato aumento del traffico merci fa a pugni con il fatto che Bellinzona non si trova al terminale di questi traffici.

Possiamo permetterci di perdere questa opportunità in memoria di un passato che, ripeto, nessuno mai cancellerà? Va ovviamente ringraziato chi, con lo sciopero del 2008 prima e con l’iniziativa poi, ha permesso di non spegnere i riflettori sul futuro delle Officine. Ma ora è il momento di guardare avanti e scrivere un nuovo capitolo di storia tecnologica e industriale del nostro Cantone.

Non fermiamo il treno del progresso.

 

Roberta Pantani
Consigliera nazionale Lega dei Ticinesi

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