Discorso 1° agosto 2018 – Rovio

Discorso 1° agosto 2018 – Rovio

Discorso

Egregio signor Sindaco,
Gentile signora Vicesindaco,
gentili signore e signori Municipali,
Stimate autorità cantonali,
gentili signore,
egregi signori,
cittadine e cittadini di Rovio,

Mi sono sempre chiesta cosa significhi per noi svizzeri il 1. di agosto. Sì, lo sappiamo tutti che è la festa nazionale, che ci sono i fuochi d’artificio e che facciamo grigliate extra, che ci troviamo insieme a cena fuori… ma cosa significa davvero oggi essere svizzeri?

Siamo una nazione strana, la cosiddetta “Willensnation”, che non trova pari al mondo: un miscuglio di religione, tradizione e costumi, che dal 1291 ha deciso di costituirsi in nazione per non essere più dipendenti da nessuno.
Siete mai andati al Museo del Patto federale a Svitto? Un museo piccolo, di proprietà del Canton Svitto, dove sono conservati in originale i patti siglati dai confederati. Il museo vale il viaggio per chi vuole capire la genesi della nostra nazione.
I principi d’indipendenza, sovranità e autonomia erano ben presenti già allora e su queste basi si fondò e si fonde sino ai nostri giorni la Svizzera così come la conosciamo.
La nostra storia è strettamente legata alla lotta per l’autonomia e la libertà.
Già allora, l’intento delle comunità alpine di Uri, Svitto e Untervaldo fu di ottenere dall’imperatore tedesco il diritto di gestire e regolare loro stessi i loro affari.
I confederati si assicurarono che solo loro avrebbero avuto l’ultima parola nelle loro vallate. Così che il 19 febbraio 1291 il re Rodolfo di Asburgo concedette alle “genti del libero Paese di Svitto” il diritto di istituire autonomamente i propri giudici. Nessuno straniero può esercitare la giurisdizione a Svitto”.
Si trattò, di fatto, dell’istituzione ufficiale di un privilegio che fu il primo passo in direzione di un’autonomia politica. Nel patto federale del 1291 il cosiddetto “articolo riguardante i giudici” trova nuovamente citazione.
L’origine di questa volontà d’indipendenza si basa sulla profonda convinzione che i giudici debbano avere quella cultura politica, quella vicinanza alla popolazione tale che nelle loro decisioni sia portati a valutare da vicino le questioni, conoscendo le persone nella loro giurisdizione competenza.
I tempi sono cambiati, è vero, ma la regola principale dovrebbe rimanere la stessa. Sul nostro territorio siamo noi svizzeri a dover avere l’ultima parola, anche sulle leggi che dobbiamo applicare.
E questo valeva allora tanto quanto oggi.

Sennonché anche recentemente c`è chi li vuole mettere in discussione.
Che cosa è la Svizzera di oggi e quale Paese ci immaginiamo di lasciare ai nostri figli?
Un Paese che sulla carta ha una crescita economica importante, che è la regina dei Paesi innovativi e che stimola investimenti dall’estero.
Una fotografia che contrasta invece con la realtà di tutti i giorni, in cui troviamo un Cantone, il nostro, in cui le conseguenze della libera circolazione delle persone hanno portato la disoccupazione a livelli a noi sconosciuti ed hanno causato distorsioni in un mercato del lavoro in cui a chi è over 50 non si riesce a dare una speranza in caso di licenziamento, ma neppure ai giovani riusciamo a dare un’opportunità, perché di lavoro nel nostro Cantone non ce n’è più o troppo poco.
Abbiamo forse perso di vista gli obiettivi di indipendenza, autonomia e libertà che i nostri antenati si erano messi il 1. Agosto del 1291?
Ho il timore che sia così.
Il nostro sistema democratico fa sì che il popolo abbia sempre l’ultima parola. Ma oggi l’ultima parola del Popolo è rispettata e applicata?
Diciamo purtroppo di no. Abbiamo visto come le decisioni del Popolo svizzero siano state condizionate nella sua applicazione dalle relazioni con l’Unione Europea, con la quale abbiamo più spine che rose, ma che dettano comunque i principi della linea politica nel nostro Paese.
Autonomia e indipendenza? Forse una volta, oggi non più. Eppure le battaglie i nostri avi le hanno fatte proprio per questo. Una volta si impugnavano le armi, si combatteva sul campo di battaglia e chi vinceva aveva ragione.
Oggi le nostre armi si chiamano referendum e iniziativa. Armi che l’Unione Europea, in nome di non si sa ben cosa, vorrebbe spuntarci.
Prossimamente saremo chiamati alla votazione sull’iniziativa sull’autodeterminazione, contro i giudici stranieri e contro la ripresa automatica delle norme europee nel diritto svizzero.
Il coinvolgimento diretto della popolazione a tutti i livelli di governo, dal Comune alla Confederazione, è unico al mondo. Pensate solo a come sia strano, se visto con occhi da straniero, il fatto che in Svizzera quattro volte l’anno il Popolo sia chiamato a prendere delle decisioni su questioni politiche fondamentali su ogni livello: sia parliamo di realizzazione di una scuola locale o di un’infrastruttura nazionale.
Il senso civico della popolazione, quel senso di appartenenza alla comunità, quel volersi mettere a disposizione per la gestione della cosa pubblica, fa sì che le decisioni popolari siano equilibrate e nonostante tutto pure legittimate da un consenso di maggioranza.
D’altronde, dall’associazione di paese in su, arrivando alla politica e all’esercito, la Svizzera vive e convive con il principio della milizia. Innumerevoli ore di lavoro – di cui per la maggior parte neppure pagate – sono effettuate nel nostro Paese ogni anno. L’apparato statale può essere quindi mantenuto al minimo indispensabile e l’amministrazione può essere più vicina ai cittadini, perché portiamo le nostre esperienze personali al servizio di tutti.
Ebbene, dopo 727 anni – che non sono certamente pochi ! – la Storia ci dice che forse siamo migliori dei Paesi che oggi ci circondano.
Noi, ad esempio, amiamo le diversità. Pensiamo in quale altra Nazione al mondo le lingue riconosciute sono 4, quelle nazionali 3 e ci capiamo più o meno tutti anche se parliamo una lingua diversa. Diversità che nel nostro caso sono una ricchezza di valori e tradizioni. Perché anche se siamo tutti Svizzeri, non possiamo non riconoscere che le nostre tradizioni siano diverse da quelle dei nostri connazionali del Canton Berna o del Canton San Gallo o del Canton Ginevra.

E’ questo il bello della Svizzera, che l’Europa vorrebbe farci abbandonare. In nome del “tutti uguali, tutti con le stesse leggi, tutti con le stesse regole” l’Europa vorrebbe che sottoscrivessimo un accordo quadro che regolasse i nostri rapporti con lei.
In nome di che?

La nostra Costituzione parla di indipendenza, sovranità e autonomia.
Ma c’è chi oggi vorrebbe svendere questi valori con un accordo quadro che vorrebbe che la Svizzera riprendesse il diritto europeo. Significherebbe di fatto la perdita del privilegio della democrazia diretta. Vorrà la Svizzera assumersi questo rischio?
Vorrà la Svizzera perdere le fondamenta del proprio essere Stato?
La Svizzera è cambiata in questi 727 anni.
Siamo cresciuti, ci siamo “integrati” (nel vero senso del termine) ma non abbiamo però mai perso la nostra identità. Siamo un’isola all’interno di un continente composto di Paesi in crisi, allo sbando ed in balia di problemi economici e sociali di difficile risoluzione.
Il valore della nostra democrazia, il valore delle nostre tradizioni, il valore delle nostre capacità sono riconosciuti in tutto il mondo.
Il made in Switzerland è fatto da noi tutti.
Anche da noi che il 1. Di agosto del 2018 siamo qui in Val Mara, alle pendici del Monte Generoso, a festeggiare il Natale della Patria e il regalo più bello che possiamo farle è quello di rimanere noi stessi.
Ringrazio tutti per l’attenzione e Buon 1. Agosto!

Roberta Pantani

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