17esima settimana della lingua italiana nel mondo

17esima settimana della lingua italiana nel mondo

Discorso

Egregio signor Ambasciatore d’Italia in Svizzera, Marco del Panta Ridolfi
Egregio signor Professore, Presidente dell’accademia Nazionale dei Lincei, Alberto Quadrio Curzio
Gentile signora Professoressa Crivelli,
Egregio dottor Fazioli,
Egregio Presidente Solari,
Egregio signor Professor Baranzini,
Egregio Professor Ratti,
Egregio signor Sindaco e signori colleghi Municipali,
Egregio Presidente del Circolo Cultura Insieme,
gentili signore, egregi signori,

La 17. Settimana della Lingua italiana nel mondo è l’occasione per fare il punto di dove siamo con l’italiano, considerato dagli stranieri, una delle lingue più musicali del mondo e che invece – come spesso accade – non è debitamente curata in Patria.
Il tema di stasera è il federalismo.
La Svizzera, si chiama Confederazione elvetica, ma in realtà è uno stato federale dal 1848. Non siamo nati quindi nel 1291, bensì dopo una guerra civile sanguinosa e fratricida.
Il federalismo svizzero si manifesta su più piani: quello politico è il più noto, ma anche quello linguistico riveste una notevole importanza.

Infatti, in Svizzera, non parliamo lo “svizzero” – come spesso pensano parecchi cittadini europei e non solo, e neppure lo “svedese” – mi è capitato personalmente di sentirmi chiedere oltreoceano se la lingua che parlavo a casa era lo sweden, ma si parlano quattro lingue nazionali: tedesco, francese, italiano e romancio.
Tre sono le lingue ufficiali, usate in tutti i documenti pubblici, ma non da sempre.
Venerdì scorso ho avuto il piacere e l’onore di assistere ai festeggiamenti dei 100 anno del segretariato di lingua italiana: 100 anni d’italiano nella Berna federale.
Prima del 1917 di italiano, nei documenti ufficiali, neppure l’ombra.
Perché si arrivò a questa decisione? Siamo nel 1917, in piena prima guerra mondiale; questo Cantone, il Canton Ticino, era visto da Berna come un’appendice strana: possibile preda di movimenti irredentisti italiani e staccato culturalmente dal resto della Confederazione. Insomma, i ticinesi, già nel 1917, erano poco considerati da Berna e in balia della politica al di là del confine.
Per aumentare il coinvolgimento e per la coesione nazionale, con un gioco di squadra, con una sinergia diremmo oggi, il Governo del Canton Ticino e l’allora Consigliere federale Motta postularono lo stesso giorno che a Berna il Foglio federale svizzero fosse tradotto anche in italiano.
Vi leggo degli estratti della lettera che il Consiglio federale scrisse al Consiglio di Stato del Canton Ticino il 20 novembre 1917:
Fedeli e cari Confederati,
Il Dipartimento di Giustizia del vostro Cantone ci ha rivolta con lettera del 5 ottobre u.s. la seguente domanda:
“L’uguaglianza costituzionale delle lingue e delle stirpi ci darebbe diritti a chiedere la pubblicazione della “Feuille federale suisse” anche in lingua italiana. Non ci nascondiamo tuttavia le difficoltà pratiche, specialmente di natura finanziaria, contro cui verrebbe ad urtare l’attuazione immediata di un simile postulato. Ma se ciò non è, per ora, ottenere un provvedimento si impone ed è urgente”…….
Sentiamo anche noi, al pari di voi, lo svantaggio che il Foglio federale non si pubblichi anche in lingua italiana.
…..
Abbiamo perciò risolto di ampliare alquanto, incominciando dal 1°gennaio 1819, le “Pubblicazione delle autorità federali” sotto il nome di Foglio federale svizzero…… al prezzo di un franco l’anno agli abbonati paganti di esso Foglio.
Il prezzo è così tenue che permette anche alle borse più modeste di abbonarsi al Foglio federale svizzero e alla Raccolta delle leggi svizzere, Il prezzo dell’edizione tedesca e della francese è di 12 franchi l’anno.
……
Siamo anche noi fieri che l’italiano costituisca la terza lingua nazionale della nostra patria e speriamo che il buon accordo che ha regnato da secoli fra i cittadini delle tre lingue continui, nonostante l’uragano che ci ruggie d’intorno, a sussistere invariato, non solo, ma che la concordia e la fratellanza fra gli Svizzeri delle varie lingue si facciano sempre più cordiali e più strette.
Profittiamo dell’occasione, fedeli e cari Confederati, per raccomandarvi con noi alla protezione divina.
Berna, 20 novembre 2017
Si può facilmente notare come l’italiano fosse diverso da quello di oggi. Il Ticino di allora, non era certo quello attuale. La scolarità dei ticinesi era molto bassa, si parlava praticamente ovunque dialetto e certo la pubblicazione del Foglio federale svizzero in italiano non era una pubblicazione a diffusione di massa.
Ma tant’è. Questa decisione fu il primo passo a rafforzamento dell’italiano in Svizzera e al suo riconoscimento quale lingua ufficiale a tutti gli effetti.

A cento anni da questa decisione, la strada è ancora lunga. Siamo in uno Stato federalista, in cui la maggioranza degli abitanti parla tedesco, poi si parla francese e solo come terza lingua esiste l’italiano. Tranne che oggi, una di queste due lingue nazionali, viene soppiantata, purtroppo, dall’inglese.
Eppure l’italiano è una lingua viva. Pensiamo solo a quale sia il nostro italiano corrente, infarcito di espressioni dialettali, che a solo 20 chilometri di distanza suscitano ilarità e incomprensioni.
“Ho preso i topi”: ho fatto tardi
“Ho stincato appena in tempo”: ho frenato bruscamente
Senza rammentare i classici bilux e natel che già a Como fanno fatica a capire.

Ognuno di noi ha il proprio lessico familiare (e Natalia Ginzburg ci scrisse pure un libro) ed è legato a questo sentimentalmente.
Io, figlia e nipote di un mix toscano-svizzero, in casa ho sempre parlato italiano, ma se ripenso al mio di lessico familiare, ecco che per me è normale, chiamare la mollica di pane, midolla, che la porta di casa, si chiama uscio e che quando la mia nonna andava a lavare i piatti, diceva vado a rigovernare – che è un termine desueto, ma bellissimo, che da idea proprio dell’azione.

L’italiano è una lingua dinamica, declinabile in tante forme, ufficiali e dialettali, che scopre neologismi ogni anno, ricordiamo tutti “petaloso”, che sa raccontare e si racconta da sé.
Una lingua, come dicevo all’inizio, con una cadenza musicale che tutti ci invidiano.
Vediamo di mantenere questa peculiarità, perché l’arte, il cinema, e qui in sala saluto il Presidente del Festival del Film Marco Solari, la storia, sono patrimoni di tutti espressi anche in italiano.

A Berna, come membri del Gruppo Interparlamentare Italianità, fino a poco fa presieduto dall’ora Consigliere federale Cassis, abbiamo cercato di diffondere e difendere questa lingua, elemento fondamentale culturale e di coesione nazionale, non senza difficoltà, per la maggior parte di carattere finanziario, come ben sa S.E. l’Ambasciatore d’Italia in Svizzera.
Ma l’obiettivo delle settimane della lingua italiana nel mondo è la possibilità di approfondimento e di conoscenza dell’italiano anche a chi italofono non è.
E conoscere l’italiano serve: perché, come sempre accade, in qualsiasi posto del mondo voi andiate, un italiano lo trovate sempre.

Buona serata,

Roberta Pantani

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