1° AGOSTO 2019 – discorso Riva San Vitale

1° AGOSTO 2019 – discorso Riva San Vitale

Discorso

Egregio signor sindaco, signore e signori municipali
Stimati consiglieri comunali,
Autorità civili e religiose presenti,
Stimate cittadine e stimati cittadini di Riva San Vitale,
gentili ospiti

Buona sera a tutti.

È un onore essere qui con voi questa sera e vi ringrazio per l’invito e l’opportunità.

Oggi, primo agosto 2019, è un giorno importante per vari motivi.

Sono passati 728 anni da quel 1. Agosto in cui Uri Svitto e Untervaldo – così ci dice la tradizione – giurarono alleanza eterna e mutuale sul praticello del Grütli.
E per quale motivo il 1. Agosto gli Svizzeri continuano a festeggiare questa data?
Festeggiamo in realtà un privilegio: il privilegio di vivere in un Paese indipendente e autonomo, in un Paese in cui il Popolo ha la facoltà di decidere, in un Paese al centro di un’Europa che da destra e manca ci preme affinché le sue regole diventino le nostre e ci pressa al fine di omologarci a norme che non appartengono di certo alla nostra tradizione e al nostro vissuto.
Quella della festa nazionale è un’occasione di riflessione e di fiera appartenenza a una Nazione che merita di vedere difese la sua identità, le sue tradizioni, le sue radici e le sue libertà. Perché è solo difendendo questi valori che riusciremo a difendere noi stessi.

Vedo che molti di voi questa appartenenza hanno scelto di indossarla o di esporla alle finestre. Quando ero bambina, il primo di agosto era l’occasione per sfoggiare le lanternine. Chi se le ricorda, sicuramente lo fa con un po’ di nostalgia. Faceva appartenenza.
La stessa appartenenza di quando vedo una bandiera rossocrociata o sento le note del Salmo svizzero o di quando entro a Palazzo federale. Siamo svizzeri e fieri di esserlo.

Ma il senso di fiera appartenenza vacilla quando leggiamo le avventure, le furbate, di chi vuole prendersi gioco della nostra Nazione e delle sue leggi. Di chi si crede furbo, ma proprio così furbo non lo è. E’ questa la nostra Svizzera? E’ questa la Svizzera di domani?

La Svizzera di persone che chiedono la naturalizzazione pur non essendo integrate, la Svizzera del fondamentale diritto umanitario all’asilo che accoglie anche chi di questo diritto ne approfitta, la Svizzera di quelle persone che pensano che da noi sia tutto facile, che non ci siano leggi che devono essere rispettate e che tutto sia loro dovuto.
La Svizzera di quelli che perdono il lavoro a 50 anni e che non lo ritroveranno mai più, o dei trentenni che non riescono a trovare un posto di lavoro e a cui viene detto “vai oltre Gottardo che è meglio”.

No, non è la mia Svizzera.
Oggi è il 1. di agosto e i valori che mi piacerebbe venissero festeggiati oggi sono altri. Siamo una nazione di cittadini, tenuti insieme da quella volontà di difenderne la bellezza, i suoi valori e anche i suoi confini.

Per questo è fondamentale che i valichi secondari vengano chiusi durante le ore notturne. Non siamo gli svizzeri brutti e cattivi, così come veniamo descritti oltreconfine, che picchiano i piedi e vogliono creare disagi ai frontalieri (che se proprio non possono fare a meno di circolare tra le 22 e le 5 del mattino possono sempre utilizzare i valichi principali, sempre aperti).

Siamo solo una popolazione che chiede in modo più che legittimo una maggiore sicurezza a tutela dei propri confini. Cosa che peraltro stanno facendo esattamente anche dall’altro lato della nostra ramina.

Oltre che dalla citata chiusura notturna, la richiesta di maggiore sicurezza va pretesa anche con un presidio costante di tutti i valichi. Seppur efficaci, i controlli nelle retrovie non sono sufficienti per prevenire l’attività dei criminali.

Non dobbiamo permettere che chiunque possa venire da noi a fare quello che vuole (come i malviventi che ci hanno scambiato per il loro bancomat personale, arrivando anche a usare esplosivo nei centri abitati), imporci leggi e dirci cosa ci è consentito e cosa no (come l’Unione europea si illude di poter fare).

Il prossimo anno sarà decisivo per il mantenimento della nostra identità e della nostra sovranità. C’è un accordo quadro con l’Unione Europea in discussione, o meglio, ormai già sul tavolo e come svizzeri non possiamo accettare supinamente quanto ci viene proposto. I burocrati di Bruxelles non hanno nessun diritto di trattarci come dei “poveri svizzerotti” senza nessuna possibilità di difenderci né di controbattere.

Persino il Consiglio federale – ed è tutto dire – si è accorto che questo accordo fa acqua da tutte le parti e non è di certo favorevole per il nostro Paese.
Se la Svizzera lo sottoscriverà, si ritroverà a dover eseguire gli ordini – i diktat – calati dall’UE senza poter battere ciglio. Questo è forse quello che possono volere gli spalancatori di frontiere già pronti a firmarlo.
Ma non è quello che il Popolo vuole.

Poter contribuire a determinare o correggere queste leggi a favore della Confederazione e di cittadini svizzeri e ticinesi in primis, è uno dei motivi che mi ha portato verso la politica attiva e che, dopo 20 anni passati in prima linea, mi fa affermare con assoluta convinzione che fare politica è bello.

E per fare politica c’è bisogno di tutti. Uomini e soprattutto donne. Il 2019 sarà ricordato per le due grandi “manifestazioni” – e non uso le virgolette a caso – di piazza. Due mobilitazioni per le quali è stata impropriamente usata la parola sciopero: lo sciopero delle donne e lo sciopero studentesco del clima. Due isterismi di piazza che hanno seguito la moda del momento. E la moda, si sa, cambia e si rinnova a ogni stagione.

Seppur contraria alla parola e alla modalità dello sciopero – perché per essere credibile e trasversale questo tipo di rivendicazione non può permettersi un colore politico che nel caso specifico è quello della sinistra – quello della parità tra uomo e donna è un tema che mi sta molto a cuore. Nella vita quotidiana così come in politica. Senza ricorrere a quote rosa, norme ad hoc o regolamenti. Solo con il buon senso.

In questi anni mi sono sempre impegnata a promuovere le giovani, a farle crescere e a difendere l’idea che la politica sia accessibile a tutti. Non serve l’isterismo collettivo sceso in piazza per rivendicare dei diritti, e arrivare alla tanto sospirata parità. Cosa vuol dire poi parità?
Diritti e parità vanno costruiti giorno per giorno, con impegno e serietà, con l’aiuto della propria famiglia e dei propri cari, dimostrando quotidianamente sul campo quelle che sono le nostre capacità.

Una delle genialate partorite da Berna è l’aumento dell’età pensionabile, da 64 a 65 anni, delle donne. Abbiamo parlato prima di parità, ma anche in questo caso occorre fare dei distinguo. Con l’aumento dell’aspettativa di vita, l’altra faccia della medaglia è che con l’arrivo dell’età pensionabile, spesso ci sono anche dei genitori da accudire. Dei genitori magari con qualche acciacco, di cui sono le donne che se ne devono prendere cura. E un anno, fa la differenza.

Lamentarsi che le cose non funzionano è sicuramente più facile: i tempi sono cambiati e con una foto sui social – lo ammetto, ogni tanto ci casco pure io – si ha la certezza di fare un sacco di clic e quindi portare la problematica all’attenzione dell’opinione pubblica. La segnalazione, però, spesso e volentieri diventa sì pubblica, ma con una durata effimera.
I tempi della politica sono lunghi, ma vi assicuro che impegnarsi in prima persona a livello comunale, cantonale o federale e difendere le proprie idee per sistemare questa o quella problematica è molto appagante.
Qui a Riva San Vitale siete avanti perché in Municipio siedono già due donne. Ma ragazze, signore non siate timide e mettetevi a disposizione per la cosa pubblica: la possibilità di difendere e portare avanti le vostre idee e le soddisfazioni non mancheranno.
……….temi ambientali….. temi EU…..da sviluppare a seconda del tempo…
Per questo è importante che a Berna ci siamo.
Il Mendrisiotto non può rimanere escluso dai giochi che contano, in questo e altri ambiti.
Mi avvio verso la conclusione di questo mio intervento e ritorno al punto di partenza.
Stasera, 1. Agosto 2019, è importante dire NO all’Europa e SI ad una Svizzera indipendente, neutrale e sovrana.
Ed è pensando ai rappresentanti di Uri, Svitto e Untervaldo 728 anni fa, a quali erano i loro intenti e a quali erano i loro valori, che riusciremo a vincere le sfide di domani, senza piegarci ai dettami di chi invece ci vuole genuflessi.
Vi ringrazio ancora per l’invito e per avermi ascoltata.

Buona serata e buona festa a tutti.
Roberta Pantani

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