Di aumenti e di tasse ecologiche

Di aumenti e di tasse ecologiche

Roberta Pantani | 12/10/2019

Pubblicato in Corriere del Ticino

opinioni

‘Aumento’. Una parola che ultimamente abbiamo sentito molto, troppo spesso. È aumentato il numero di frontalieri, sono stati annunciati gli aumenti dei premi di cassa malati e gli Stati hanno votato l’aumento del prezzo della benzina nell’ambito della nuova Legge sul CO2 che, lo ricordo, ha l’obiettivo di raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’Accordo di Parigi sul clima, ovvero ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 50% entro il 2030.

Il punto comune? A rimetterci e a vedersi diminuire la loro disponibilità finanziaria sono sempre e solo i cittadini. Prendiamo per esempio l’ultima di queste decisioni – anche se non ancora effettiva perché il dossier deve ancora essere esaminato dal Nazionale – ovvero l’aumento della benzina. Una mossa che ben rispecchia la ‘moda’ del clima che sta caratterizzando quest’anno in generale e la campagna elettorale per le Federali in particolare. Sembra quasi che la tutela dell’ambiente sia diventata solo oggi il tema su cui lavorare, quando la priorità della prossima legislatura non possono che essere i nostri rapporti con l’Europa e la discussione sull’Accordo quadro, che così come contrattato oggi, ci regalerebbe di fatto all’UE senza alcuna contropartita. Non è aumentando il prezzo della benzina e tassando i biglietti aerei che il nostro clima migliorerà. Se è vero che da qualche parte bisogna pur cominciare, non sarà certo introducendo delle tasse che vanno a penalizzare i cittadini che si risolveranno i problemi.

Ma soprattutto: le conseguenze che questi ecobalzelli avranno sul nostro territorio sono state esaminate a fondo? Sono di Chiasso e sono del Mendrisiotto. Conosco queste zone e la loro economia a menadito e se pensiamo ad un prospettato aumento della benzina di 12 centesimi al litro, ecco che non posso esimermi dal ritornare con la memoria a qualche anno fa. Chi c’era, sicuramente si ricorderà di come, tutto di un tratto, la nostra economia di frontiera ebbe un colpo pesantissimo accusando in un solo colpo, la svalutazione della lira e un aumento della benzina di 22 centesimi (accettato in votazione popolare). Fu il declino ed era il 1993. Sono passati 26 anni e il commercio nelle zone di confine non si è mai più risollevato. Anzi! Il turismo degli acquisti oltreconfine è diventato ormai una realtà consolidata. Se questo nuovo aumento della benzina diventerà quindi effettivo – costando 10 centesimi in più al litro, che diventeranno 12 dal 2025 – non saranno più solo gli alimentari o il vestiario ad attirare i ticinesi verso l’Italia, ma anche la necessità di risparmiare sul pieno. Una triste inversione di tendenza, uno scenario che mette in serio pericolo la sopravvivenza degli stessi distributori, con la conseguente perdita non solo di posti di lavoro, ma anche di importanti introiti fiscali per la Confederazione. Ricordo che il 60% dell’imposta sugli oli minerali che paghiamo su ogni litro di carburante, così come il supplemento fiscale sugli oli minerali per carburanti finisce nel FOSTRA, il Fondo per le strade e gli agglomerati.

Diminuendo le risorse a disposizione del Fostra, a lungo termine saranno compromesse le manutenzioni e le realizzazioni di nuove strade: ed ecco raggiunto l’obiettivo ecologista… Siamo davvero sicuri non esistano alternative? Ridurre il traffico sulle nostre strade è un obiettivo valido, ma non è attraverso l’aumento del prezzo della benzina che lo si può raggiungere. Lo stesso discorso vale per la strada così come per l’aereo. Dopo l’incomprensibile e arrogante comportamento di Swiss di abbandonare lo scalo luganese, un’ulteriore tassa sui biglietti aerei spingerebbe giocoforza i passeggeri verso Malpensa, con conseguente aumento di traffico sulle nostre strade e nessuna diminuzione di CO2.

Quello della tutela dell’ambiente non è di certo un tema che scopriamo oggi. Quello che non dobbiamo fare è lasciarci prendere dall’isterismo ma piuttosto ragionare a livello globale per trovare quelle soluzioni che ci permetteranno di lasciare ai nostri figli e ai nostri nipoti un mondo migliore. La Svizzera non faccia sempre la prima della classe. Evitiamo di mettere nuove tasse, pensando così di risolvere un problema. In realtà, quando si mette mano al portafoglio delle persone, la via corretta non lo è mai.

Roberta Pantani
Consigliera nazionale

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