Armi: NO al prossimo ricatto UE

Armi: NO al prossimo ricatto UE

Roberta Pantani | 03/05/2019

Pubblicato in Corriere del Ticino

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Il prossimo 19 maggio i cittadini saranno chiamati ad accettare la trasposizione nel diritto svizzero della direttiva UE sulle armi: di fatto una violazione fondamentale della libertà individuale, una perdita della tradizione svizzera e un ulteriore ricatto europeo. Meglio precisare ch, checché ne dicano i favorevoli, votando ‘no’ a questa legge, la nostra appartenenza a Schengen non è in pericolo. In realtà, se i cittadini svizzeri decidessero in votazione popolare di non aderire a queste norme, la Svizzera avrebbe 90 giorni di tempo per trovare una soluzione pragmatica. E sappiamo come, soprattutto di questi tempi, i termini imposti dall’UE siano estremamente blandi: avremmo quindi tutto il tempo necessario per arrivare ad un accordo di successo per entrambe le parti. L’accordo di Schengen-Dublino del resto viene sempre portato come un’arma di ricatto quando alla Svizzera viene imposto il recepimento di una direttiva UE.

Approvare questo cambiamento significa fare una giravolta a 180 gradi rispetto alle nostre libertà individuali, fondamentali nel nostro sistema. L’attuale libertà di detenzione e di acquisto di un’arma verrà a cadere. Se oggi, acquistare un’arma è possibile per tutti, a meno che non si rispettino determinati criteri, tra cui avere un casellario giudiziale macchiato e o essere un pericolo per se stessi e gli altri., domani, o meglio votando ‘sì’ il 19 maggio, cosa succederà? Il cambiamento sarà totale: dal permesso di acquisto si passerà all’autorizzazione eccezionale, con restrizioni importanti come l’introduzione della clausola di necessità e la registrazione a posteriori. Quindi, cade ogni diritto di possesso, tutto è proibito a meno di ricevere un’autorizzazione. La motivazione ufficiale fornitaci è quella degli attentati terroristici islamici che hanno scosso anche l’Europa, anche se mai uno di essi è stato commesso con armi legali. La volontà dell’UE non può che essere quella di proibire il possesso privato di armi. Chi ne possiede una, deve ottenere un’autorizzazione alla proprietà: un trucco per introdurre l’obbligo di registrazione a posteriori che il Popolo svizzero ha già respinto in modo esplicito nel 2011…

Le restrizioni contenute nella direttiva toccherebbero pesantemente anche il tiro, uno sport e una passione molto praticati e sentiti in Svizzera. Per questo non vogliamo che, in un futuro nemmeno tanto lontano, venga ricordato solo nei libri di storia. I Fass57 e 90, domani banditi, rappresentano da soli la quasi totalità delle armi utilizzate per il tiro. La direttiva UE porterà chi volesse acquistare un’arma colpita da divieto all’obbligo di essere membro di una società di tiro o a dover dimostrare alle autorità, cinque o dieci anni dopo l’acquisto, di averla usata regolarmente per tirare. Chi, invece, non dovesse trovare una società di tiro adatta o non fosse in grado di assolvere l’obbligo del tiro, si vedrebbe confiscare l’arma e coloro che si vedranno rifiutare l’autorizzazione eccezionale troverebbero infine i loro dati iscritti nel sistema di informazione di Schengen.

Quella che l’UE ci vorrebbe imporre è una legge che non serve assolutamente a nulla nella lotta contro il terrorismo, ma serve unicamente a limitare i nostri diritti e la nostra libertà. Vogliamo cedere a questo ricatto?

 

Roberta Pantani
Consigliera nazionale Lega dei Ticinesi

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