Accordo fiscale CH-IT, servizi finanziari

Accordo fiscale CH-IT, servizi finanziari

10/11/2017

Pubblicato in Finanznachrichten

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  1. Quali sono le conseguenze per la piazza finanziaria svizzera in generale, e quella ticinese in particolare, dell’obbligo di avere una succursale in Italia?

 

Innanzitutto significa costituire all’estero formalmente una succursale di una banca, sottostare alle norme italiane, assumere il personale con contratti di lavoro italiani e quindi dover rinunciare in Svizzera a posti di lavoro ben pagati e di alto valore aggiunto. I costi quindi sono diversi rispetto a quelli svizzeri così come i ricavi e le imposte da pagare allo Stato.

 

  1. Quali sono, secondo lei, le ragioni per le quali l’Italia non ha ancora firmato l’accordo? Pensa che la politica ticinese (LIA, prima i nostri) difficoltà i negoziati fra i due paesi?

 

L’Italia non ha firmato l’accordo perché non ha oggettivamente interesse a far accedere al mercato italiano le banche svizzere, se non vincolandole alla costituzione di una succursale. Con la firma della Road map il 23.02.2015, l’Italia ha ottenuto dalla Svizzera ciò che più le interessava e cioè lo scambio di informazioni sui cittadini italiani detentori di conti bancari nel nostro Paese. Gli altri punti contenuti nella Road map ancora oggi sono in sospeso.

 

No, non è certamente colpa della politica ticinese se i negoziati tra i due Paesi sono in una fase di stallo. Direi piuttosto che la responsabilità sia a livello federale, dove si riscontrano lacune nelle capacità di negoziazione, ampliate anche dal fatto che i colloqui si svolgono in inglese, nonostante l’italiano sia lingua nazionale in entrambi i Paesi.

 

  1. Quando pensa che si possa auspicare la concretizzazione della road map firmata fra CH e IT nel 2015? É stata definita una data limite?

 

Una data limite non è stata definita, ma visti i vari dossier ancora in sospeso, è auspicabile che si giunga al più presto ad una conclusione.

 

  1. Come considera l’operato dei negoziatori finora, e la risposta del Consiglio federale alla sua interpellanza?

 

Ritengo che l’operato dei negoziatori svizzeri sia stato insufficiente, tanto che sino ad oggi nulla è stato firmato. Insufficiente trovo anche la risposta del Consiglio federale alla mia interpellanza.

 

 

  1. Pensa che l’elezione di un italofono (cofirmatario dell’interpellanza) per riprendere gli Affari esteri possa accelerare/sbloccare i negoziati?

 

Un italofono è avvantaggiato dal punto di vista comunicativo, ma l’esito e gli sviluppi di una negoziazione non dipendono dalla lingua, ma dalla determinazione nel voler raggiungere un risultato preciso. L’Italia non ha mantenuto le promesse e continua a rimandare. Non è accettando questo comportamento e continuando a dare concessioni che si giungerà ad un risultato favorevole per il nostro Paese.

 

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